#WhyIBlog Intervista a Adam Tinworth

Questa nuova intervista per #WhyIBlog mi porta a parlare con Adam Tinworth, conosciuto tramite Euan e il suo blog. Beh, l'ho trovato subito interessante e ho voluto coinvolgerlo.

Buona lettura.

Present yourself. Name, Job, URL and platform used.

Adam Tinworth

Digital publishing consultant and visiting lecturer in digital journalism

http://www.onemanandhisblog.com

Movable Type (it’s pretty much just me, Daring Fireball and the Huffington Post on Movable Type these days…)

Why do you blog?

Back when I started blogging - in 2001 (!) - it was because I was frustrated with what my day job as a journalist allowed me to write about. In the years since I’ve discovered that the single most valuable thing about blogging is that it forces me to define and structure my thoughts in a way that makes sense in a blog post. In a sense, I discover what I think on a subject by forcing myself to write about it. I can then evolve that thinking by seeing how people react to what I’ve written.

Adam Tinworth

Fundamentally, though, I blog because I enjoy it. In fact, I’m enjoying it more and more as time goes on.

What does it mean to open a blog in 2014?

Well, it’s a hell of a lot harder than it was back in 2003…

It means two things: 

  1. Heading into a crowded marketplace for content and attention and fighting for your little corner of it through a mix of great blogging and sheer, bloody-minded determination
  2. Committing to writing long form pieces and exploring ideas that need to be expressed in more than 140 characters in an age when many people are heading in the other direction. C’mon, leave the shallows behind and joins in the deep end!

Did it help you to develop your job and your network?

Yes - blogging has been at the centre of my work since 2006, when I was promoted to develop a blog network that was delivering over 1 million page impressions monthly at its peak. And in 2012 it allowed me to transition smoothly top working as a freelance consultant through the contacts I’d made - and the reputation I’d built - through my blog. 

And yes, I’ve met both business contacts and good friends through my blogging. It’s fundamentally a social activity, so you should expect fundamentally social results… 

One blog my readers shouldn't miss?

Euan Semple’s The Obvious? is always exception value.

Di calcio non si parla

La mia seconda lettura estiva è Di calcio non si parla di Francesca Serafini. Scoperto poco prima di partire grazie a questo post su Fútbologia.

Letto anch'esso letto in mezza giornata, il libro è un racconto leggero del rapporto di Francesca con il calcio giocato, perché tifosa in un periodo in cui il calcio era ancora una prerogativa maschile.

Anzi a dirla tutta il calcio è ancora un argomento sessista e con occhi straniti guardiamo donne in grado di padroneggiarlo con tanta dovizia di particolari. Francesca è una di loro, è una di noi. Uno specchio riflesso mentre si leggono sprazzi di esperienze avute da piccola così come da adulta.

Ho trovato nel saggio tanti passaggi in grado di spiegare concetti da anni rimuginati nella mia testa, come il tentativo fallito di spiegare il tifo verso una squadra rispetto che un'altra. E la somiglianza con essa come con il proprio cane.

Il passaggio però che voglio riportare è una sintesi di come mi piace intendere questo sport. In verità Serafini non si sta riferendo al calcio, ma come nella sua famiglia quando si discute tanta è la voglia di raccontare che si finisce per ripetere le stesse cose. Un po' come nel calcio:

Ed è questa cosa qui - la ricorsività rassicurante che ci riporta bambini - che continuamo a mettere in scena tutte le volte che abbiamo tempo da condividere: il nostro modo di tornare in un luogo in cui siamo stati felici. 

Se ami il calcio, ti consiglio di leggerlo!

Acrobati di parole

Una delle fortune di lavorare dove lavoro è che molto spesso ho a che fare con persone davvero interessanti. Una di queste è sicuramente è Alessandro Lucchini.

Alessandro ha tenuto un breve corso di comunicazione in Microsoft al termine del quale ci ha regalato il suo libro: Acrobati di parole

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Primo libro dell'estate, finito in mezza giornata. 150 pagine fitte di consigli su come rendere più efficace la scrittura in qualsiasi ambito: lavorativo, sul web, relazionale.

Mi è piaciuta particolarmente la tecnica del clustering . Simile al brain-storming, consiste nello scrivere al centro di un foglio la parola chiave, tracciare un cerchio attorno ad essa, e come un grappolo formare tanti acini satellite in modo da aiutare nella costruzione di associazioni di pensiero. Una sorta di scaletta più evoluta ed efficace.

Così come il miglior consiglio per chi realizza slide:  

Scrivere molto testo in una slide espone il relatore a un altro rischio: la tentazione di mettersi a leggere. E un relatore che legge una slide è uno degli spettacoli più deprimenti nei contesti di business. Quando va bene, anche il pubblico si mette a leggere riga per riga, ovviamente a una velocità diversa, e trae le proprie conclusioni senza più ascoltare. Se ne vanno in un colpo attenzione, contatto visivo, controllo del processo mentale, immagine del relatore.

Avevo già letto qualcosa di simile un paio di anni fa con  On Writing di Stephen King, non citato da Alessandro. Probabilmente perché King si focalizza sul processo creativo, base fondante del mestiere di scrittore, mentre Alessandro fornisce la cassetta degli attrezzi.

Ve lo consiglio, soprattutto se lavorate nella comunicazione, o semplicemente potenziare le vostre abilità di scrittura. 

Ansia da citazione

C'è chi di utilizzare frasi provenienti da film proprio non può farne a meno. Finendo per risultare, in più di un'occasione, più fastidioso che interessante. 

Quotacle

Perché?

Citazione del film sbagliato, citazione sbagliata, citazione di nicchia che metà delle persone in ascolto capirà perché tratto da un film d'azione norvegese.

Per porre rimedio o semplicemente per perpetrare questo bullismo culturale, vi consiglio Quotacle. Un sito con oltre 140 film e 250.000 battute da cui trarre ispirazione. 

La differenza da Wikiquote? Che qui in moltissimi casi sono già associati i video alla scena relativa!

Una vita in coda

Ci passiamo la vita in coda. E no non mi sto riferendo solo agli automobilisti in ascolto. Tutti vi abbiamo a che fare.

In mensa, alle poste, all'imbarco prima di salire per un volo. 

Senza andare a scomodare la Teoria delle Code, il nocciolo della questione è che noi italiani le code non le sappiamo rispettare (Luca ne parla qui). È insito dentro di noi trovare il modo migliore per arrivare prima all'obiettivo. 

Purtroppo ancora in troppo pochi hanno compreso che ciò che conta è il come ci si arriva. Il tempo è solo un parametro determinato proprio dall'incapacità di creare una fila efficiente.

Insomma chi cerca di fare il furbo spezza l'equilibrio matematico della coda causando una perdita di tempo a tutti. Questa constatazione si presenta ai miei occhi in modo piuttosto evidente nel momento in cui cerco di raggiungere il posto assegnato in aereo. In questo caso la furbizia si tramuta in una corsa forsennata a raggiungere il proprio posto con una successiva incapacità di leggere il numero del posto assegnato, nel formare subito la coda al gate e restare in piedi per delle mezz'ore intere, nel cercare di introdurre nella cappelliera veri e propri forzieri d'oro con scarso successo. e molto altro ancora.

Un astrofisico, forse troppo frustrato dall'attesa, pare voglia far lasciare tutto al caso in questa sua teoria pubblicata per l'imbarco casuale dei passeggeri

Chissà se impareremo mai, oppure riusciremo ancora a creare code infinite su autostrade da sei corsie solo perché non siamo in grado di non rallentare a sbirciare all'interno dell'abitacolo dell'incidente appena accaduto. 

Ci mangiano in testa

La Pizza è forse la cosa che di più ci contraddistingue nel mondo. 

Già negli ultimi decenni ce la siamo fatta "rubare", ormai viene preparata da chicchessia. 

Ma un'idea del genere, per la miseria, perché deve arrivare dagli Stati Uniti

Push for Pizza  è un'app. Basta un tap e la pizza ti arriva a casa.

Qui la recensione di The Verge.

Update: esistono anche alcuni esempi italiani, più rudimentali e limitati PizzaBo  e Pizza Now; non c'è ancora un servizio nazionale.

Il suono distorto

Sono stato abbastanza fortunato da aver vissuto l'epopea della musica su cassetta, quella su CD e infine quella digitale. Forse meno, infinitamente meno, per non esser diventato un habitué del vinile. 

Poco cambia il succo della faccenda. Dai primi anni 2000 fruiamo musica attraverso un computer o un device portatile dipendente da esso. Siamo diventati i campioni dello skip, alla ricerca della novità in grado di occupare l'ultimo posto della coda lunga,  ossessionati e frenetici nell'archiviare tonnellate di GB inascoltati prima, standardizzati nel creare e diffondere la nostra playlist sui servizi di streaming poi.

Il nostro orecchio si è assuefatto nel corso dei decenni ad una qualità sempre più bassa nell'ascolto musicale, diminuzione causata dal processo di compressione utilizzato per diffondere i singoli brani in modo più rapido nei servizi di streaming o di download. 

I vari formati mp3, wma, etc. agiscono sulla canzone come se da una frase venissero tolte delle vocali. Il nostro cervello ne comprende il quadro d'insieme perfettamente, ma i dettagli in grado di fare la differenza vengono perduti.

Questione che ovviamente sta molto a cuore agli artisti perché lo sforzo di un progetto mastodontico dietro un album non viene percepito fino in fondo. Questa cosa fa riflettere sul fatto per cui alcuni di essi decidano di non permettere ai loro lavori di essere trasmessi in streaming sui vari Rdio, Spotify etc.

Un argomento magnificamente raccontato in questo documentario: The Distortion of Sound.  Linkin Park, Slash, Quincy Jones e molti altri tra i protagonisti, in un cortometraggio su cosa ci perdiamo ad ascoltare musica attraverso supporti tecnologici inadeguati.

Abituati come siamo ad avere ad un click di distanza tutta la produzione musicale del globo terraqueo, speriamo che il progresso tecnologico ci garantisca anche la qualità molto presto. 

#WhyIBlog Intervista a Euan Semple

Ho conosciuto Euan durante tre edizioni or sono di State of The Net a Trieste. Non potevo non intervistarlo.

Anche solo per il fatto di usare Squarespace come piattaforma per il suo blog.

Trovate tutte le altre puntate qui.

Present yourself. Name, Job, URL and platform used.

My name is Euan Semple. I am an author, speaker and consultant on the social web for business. My blog is at http://euansemple.com/theobvious/ and I use Squarespace to write it. 

Why do you blog?

I have always liked David Weinberger's description of blogging as "writing ourselves into existence". I have been doing it for so long now that it almost feels biological. Ideas flow in and out of my head and into my network being amplified in the process. I now would find it hard to imagine life without it. 

What does it mean to open a blog in 2014?

Hard for me to say given that I opened mine in 2001! I guess it is harder now. It was a much smaller online world back then and much easier for us to get to know each other. I am still good friends with the network I discovered way back then. But I do think that the opportunity to build relationships through your blog is still there.

Did it help you to develop your job and your network?

It allowed me to leave my job at the BBC and changed my life. I love what I do now and the fact that I get to work with really nice, really smart people all around the world. This wouldn't have happened without my blog. 

One blog my readers shouldn't miss?

Brian Pickings http://www.brainpickings.org/