#WhyIBlog Intervista a Joe Caiati

Il mio secondo ospite straniero per Why I Blog è Joe Caiati, blog che seguo da qualche tempo e da dove spesso traggo ispirazione per i post. 

Present yourself. Name, Job, URL and platform used.

My name is Joe Caiati. I work as a Apple Certified Technician in New York City. I write at http://joecaiati.info and use my iPad primarily for creating my posts.

Why do you blog?

I love to blog for two reasons. First, I believe I add value to the ongoing dialogue whether that's on tech, film, TV, or on blogging. When I came to the realization that I enjoyed writing and offering up my opinion, I started a blog in 2011. Second, now that I am blogging, I love that I now have, essentially, a journal that I can revisit whenever I'd like to read about what I was interested in at the time. I also enjoy seeing how my writing has improved yearly.

What does it mean to open a blog in 2014

In 2014, it's easier than ever to open a blog. If you are interested in writing, I would not be intimidated by the large amount of blogs that are already out there. Services like Squarespace, Wordpress, and Tumblr make it very simple to sign up and just start posting. What has changed, now, is blogging for a living. With the barrier to entry so low, discovery can be a challenge, but if you are dedicated and consistent, you will be heard.

Did it help you to develop your job and your network?

When sharing my posts and following other independent writers, I've made some great relationships over services like Twitter. I've been fortunate enough to have bloggers, with bigger followers than I had, share my posts. This didn't happen overnight. I had to improve my writing, but I continued and continue to improve my writing.

One blog my readers shouldn't miss?

Design Taxi (http://designtaxi.com) is a blog that I discovered a couple of years ago and I find so many great things on there. 

The Internet's own boy

Felice di essere smentito ed essermi sbagliato.

Forse la morte di un ragazzo del genere ha dato forza ai tanti che tengono ancora alla bellezza di questo posto.

Il film "The Internet's own boy", dove sotto forma di documentario viene narrata la vita di Aaron Swartz, è stato reso disponibile sotto Creative Commons (progetto per il quale Aaron ha collaborato ampiamente) tramite il sito dell'Internet Archive.

Merita di essere visto, soprattutto per tenere a mente certi argomenti per quello a cui stiamo andando in contro qui in Italia: Interdizione di Mega.co.nz in Italia e la ripresa discussione su Internet Bill of Rights.

Ora fatemela rigiocare

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La UEFA ha introdotto, grazie Platini, una nuova regola per la competizione Champions League.

Tutte le diffide dopo i quarti di finale verranno eliminate. Ergo se un giocatore prende un cartellino giallo in semi-finale e ne aveva già presi prima, potrà disputare comodamente la finale in quanto quelli presi in precedenza non vengono più contati.

Fate ripetere Milan - Juventus del 2003 con Pavel Nedved in campo. Tipo ora.

#WhyIBlog Intervista a Alessio Biancalana

Devo ad Alessio questo post da almeno un paio d'anni. È stato tra coloro che mi hanno scritto circa due anni fa per partecipare a #WhyIBlog, ma con l'interruzione del progetto non siamo riusciti mai a fare il fatidico scambio di battute.

Ci siamo recuperati settimana scorsa ed ecco le sue risposte.

Presentazioni. Nome, Professione, URL e piattaforma utilizzata

Well :-) Alessio, sviluppatore e consulente informatico, la URL del mio blog è http://dottorblaster.it - faccio uso di WordPress, e per quante volte abbia pensato a una migrazione ad altro alla fine è il CMS che mi ha sempre soddisfatto di più.

Perché hai un blog?

Se esiste un motivo non me lo ricordo più, ormai è parte di me dato che l'ho aperto da troppo tempo. La tematica alla base è sempre quella delle "nerdate personali", all'inizio l'avevo aperto come un collettore di appunti riguardo cose (comandi particolari o caratteristiche di alcuni sistemi) che non credevo che mi sarei ricordato. Col tempo ha avuto un'evoluzione verso Linux e la filosofia open source. Se prima lo trovavo divertente, sebbene non abbia mai smesso di farlo, pian piano il mio blog ha "preso vita" se vogliamo, e oltre ad essere uno strumento divertente è diventato sempre un modo per mettermi in discussione con me stesso e con gli altri in maniera approfondita.

Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

Pur non essendo mai stato un comunicatore, si può dire che io abbia utilizzato il blog come strumento di lavoro. La documentazione tecnica che ho pubblicato in passato (guide e quant'altro per un determinato compito) è stata utile prima di tutto a me, poi agli altri. Oltre ad essere un eccezionale blocco di appunti, il mio blog mi ha anche permesso di rendere per quanto possibile trasparente la mia attività professionale e - aehm - anche quella personale, piccoli esperimenti che con un cliente magari non mi sarebbero stati concessi. In aggiunta a un curriculum, sicuramente un blog vero e in cui hai messo per così dire l'anima è la cosa più "parlante" che possa esistere agli occhi di un recruiter o di chi comunque è alla ricerca di personale con criteri molto poco generici. Aiuta, se vogliamo, anche a non aspettarsi cose diverse da quelle che puoi fare.

Quale significato ha oggi avere un blog? Non sono sufficienti i social network?

Di anno in anno si misura la ratio della morte dei blog tirandone fuori dati che la fanno assomigliare a una gigantesca catastrofe. In realtà se vogliamo il significato dell'avere un blog è cambiato enormemente in questi anni, e tutti quei post brevi nei quali l'importante era sfogarsi e ricevere un breve feedback da chi ti seguiva sono stati catapultati nel ciclone dei social network. Rispetto a questo, chiaramente il blog classico ha perso appeal e nel frattempo ha preso piede anche (nell'ultimo anno, prevalentemente) la forma della scrittura "blogless", dove un sito ospita il nostro scritto come una pagina a sé dove gli utenti possono aggiungere annotazioni e commenti. Mi riferisco a Medium ovviamente come esempio principe, ma ce ne sono altri. Il che va anche bene finché il tuo scritto è una tantum, mentre espone il fianco a parecchie critiche se del tuo atto di scrivere ne fai un'abitudine. A quel punto, se necessiti di una piattaforma per avere tutti i tuoi contenuti sotto un ombrello ben riconoscibile, per quanto in Medium esistano le collection, sicuramente un blog classico è quello che meglio sa servire un bisogno di questo tipo. Per questo tipo di contenuti, come giustamente hanno intuito tutti quelli che ancora hanno un blog nonché i creatori di Medium, una piattaforma come Facebook viene scartata in partenza. Nessuno va su Facebook per leggere una sbrodolata di dieci, venti, cento righe; magari ottieni like, ma li ottieni solo perché in dieci secondi mi sono già rotto le scatole di leggerti e voglio guardare il video del Corgi della mia amica che porta gli occhiali da sole. Facebook è per i gattini, al massimo per qualche faceta discussione. Il posto per "il resto dell'internet" (che sarebbe un ottimo nome per un blog... :D) è altrove. Non dico che siano i blog. Ma nemmeno Twitter - per fare un esempio.

Un blog che consiglieresti di seguire?

A parte il mio? :'-D Per i contenuti ce ne sono troppi che elencherei. Per la forma, invece, il signore che ha "inventato gli RSS" (Dave Winer) mantiene il suo blog giornalmente in un formato nuovissimo; il blog è scripting.com, la piattaforma che utilizza è scritta totalmente da Winer, si chiama Fargo. La trovo estremamente stimolante, e per quanto sia conscio che non è decisamente fatta per me e per l'uso che faccio io del mio blog, probabilmente è quanto di più aderente al concetto che ho in mente io di tumblelog.

E.ON e l'App per l'auto-lettura #epicfail

Vivendo da solo, consumando oltre la metà dei miei pasti fuori casa e riaprendo l'uscio in un orario compreso tra le 19 e le 20.30 sono una persona tendente ad usare il gas da cucina molto poco durante i 5 giorni della settimana lavorativa.

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Per darvi un'idea il mio contatore del gas dal novembre 2012 ad oggi segna soltanto 00009,00.

Il mio fornitore di gas naturale che fortunatamente alimenta soltanto la mia cucina, in quanto il mio palazzo è dotato di pannelli solari adibiti al riscaldamento, è ed è sempre stato si dall'inizio E.ON.Fornitore presente con uno sportello per il pubblico nel mio paese, negozio chiuso nel 2013 senza un motivo apparente.

Ho sempre pagato con regolarità, impartendomi un rigido regime di auto-lettura prontamente comunicata tramite il servizio automatizzato di E.ON. Questo per evitare vertiginose bollette calcolate in maniera bizzarra su previsioni del tutto inventate del mio consumo di gas.

Tuttavia dopo le prime volte il sistema automatico ha mostrato le sue falle. Il numero comunicato non piaceva al sistema, apparentemente perché troppo basso rispetto alla lettura precedente, e  per questo motivo da oltre un anno a questa parte sono costretto, ogni maledetto mese che il signore mette in Terra, a dover parlare con un operatore per uscire dall'impasse.

Da buon geek mi sono domandato se mai esistesse un'app mobile per aggirare un vecchiume tecnologico di tale portata. E come vedete dalle immagini c'è!

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Ma guarda un po', anche qui se provo a fare l'auto-lettura, un bel messaggio di errore appare (lo stesso succede sul sito internet).

Per E.ON quindi consumare troppo poco è una colpa, una falla nel loro sistema in grado di rendermi un errore di calcolo per non aver speso abbastanza e arricchito le loro casse, un bug soltanto burocraticamente risolvibile. Con conseguente perdita di tempo mia, dell'operatore e di chi ha disservizi reali e di più importante portata.

So che questo post non servirà a niente, non è una lamentela, non è una richiesta supplichevole di aggiustare qualcosa.

È soltanto la constatazione di come le cose si possano cambiare in meglio, e o si raggiunge lo scopo o si muore tentando. Il fatto è che di disservizi è pieno il mondo, ma ce ne saranno sempre di più se chi progetta il futuro sarà ancora distante dalle persone che lo vivranno.

#WhyIBlog Intervista a Rudy Bandiera

Premetto che questo breve scambio di battute è avvenuto prima dell'ampia onda internettiana che ha coinvolto Rudy e la sua attività per #UnaMacchinaPerRudy.

Per chi non sapesse di cosa si tratti, vi consiglio il post di Silvio Gulizia che ha riassunto bene l'accaduto e chi si è sentito di esprimere la propria in merito.

Ad ogni modo, io l'ho sempre conosciuto come blogger e come tale l'ho intervistato.

Presentazioni. Nome, Professione, URL e piattaforma utilizzata

Mi chiamo Rudy Bandiera, sono un giornalista che si occupa principalmente di social media, il mio sito è http://www.rudybandiera.com/ ed è Wordpress.

Perché hai un blog?

Rudy Bandiera

Perché se è vero che il contenuto è Re è anche vero che si deve avere un luogo in cui veicolarlo, questo contenuto.

Come ti ha aiutato nel mondo del lavoro?

Come ho detto molte volte non mi ha mai fatto guadagnare, non direttamente almeno, ma ha fatto conoscere a un sacco di gente il mio nome e quello che faccio. Diciamo che un blog è il modo che abbiamo per parlare del nostro lavoro e delle nostre passioni, diventando "autorevole" nel nostro campo. Se lo siamo, ovviamente.

Quale significato ha oggi avere un blog? Non sono sufficienti i social network?

Facebook è tuo? Twitter è tuo? No vero? Quindi non ci puoi fare quello che vuoi e sei soggetto ai loro algoritmi, ai loro cambiamenti. Non puoi fare landing page su Twitter, sul blog si. Non puoi mettere banner su Facebook, sul blog si.

Il blog è tuo ed è soggetto alle tue regole.

Un blog che consiglieresti di seguire?

Senza dubbio Skande.com